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Il doping funzionale


Ospite di questo Focus l'Avv. Simona Placiduccio, specializzata in diritto sportivo e ricopre diversi incarichi nell’ambito della giustizia sportiva sia per Federazioni Sportive olimpiche che paralimpiche. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in “Critica storica giuridica ed economica dello sport” presso l’Università degli Studi di Teramo ed anche un MBA in “Diritto e Management dello Sport” alla Link Campus University di Roma. È docente nel Master in “Diritto e sport” dell’Università La Sapienza di Roma, cultore della materia in giustizia sportiva presso l’Università del Foro Italico ed autrice di diverse pubblicazioni. L'esperienza e l'amore per lo sport condurranno l'Avv. Paolo Rendina e l'Avv. Simona Placiduccio a parlare di un fenomeno quale il DOPING FUNZIONALE ovvero quando gli atleti paralimpici (un'esigua minoranza) approfittano delle proprie disabilità per ottenere dei vantaggi nel corso delle competizioni.

 

 

Il Comitato internazionale paralimpico suddivide gli atleti in categorie, a seconda del grado di disabilità e del tipo. È una classificazione necessaria per garantire una gara equa, in cui prima vengono individuati gli atleti idonei e poi collocati insieme ad avversari con potenzialità simili. Il Comitato paralimpico stabilisce le linee guida, mentre le federazioni internazionali si occupano della classificazione. L’Ipc individua dieci impairment principali, fra cui, per esempio, una potenza muscolare ridotta, una differente lunghezza delle gambe oppure un deficit visivo. Ogni federazione sportiva determina poi il numero di classi interne, ed è questo il motivo per cui le Paralimpiadi assegnano più medaglie rispetto alle Olimpiadi. Nell’atletica, per esempio, esistono 16 prove maschili differenti, mentre nei 100 stile libero del nuoto femminile ci sono ben 10 categorie. (da wired.it)

 

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