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La sostenibilità è (anche) una questione di chimica

Aggiornamento: 11 apr 2023



C'è chimica nell'azienda tessile e c'è chi crea un'alchimia tra sostenibilità e innovazione.

MERCOLEDI' 5 APRILE - dalle 18, ospite nel salotto virtuale di Side Ecosostenibili (Mschannel - MsPlus - EMs) Dalia Benefatto - Founder of DEVALIA -a scientific to fabrics & Exploratory Process Facilitator.

Conducono Rossana Mauri (Racconti Pordcast) e Paolo Rendina.

 

IL PASSAPORTO DIGITALE, IL FUTURO DELLA MODA.

Il passaporto digitale uno strumento obbligatorio, nel prossimo futuro, per la vendita dei prodotti tessili all’interno della Comunità Europea, l’obiettivo è di diventare uno strumento chiave nell’implementare progetti di economia circolare e aumentare la consapevolezza di chi produce e chi acquista permettendo scelte orientate ad una sempre maggiore sostenibilità.

ll Passaporto dovrà contenere informazioni sui prodotti presenti sul mercato per aumentare le possibilità di riutilizzo e riciclo.


In pratica la Comunità europea chiede che i prodotti durino più a lungo, per rallentare il consumo di materie prime e, di conseguenza, lo spreco di risorse idriche e anche perchè il numero dei rifiuti prodotti è diventato ingestibile.


I settori industriali che saranno i primi a dover usare il Passaporto Digitale sono quelli dell'elettronica, delle batterie e automobili, del tessile e a seguire ci saranno quelli della plastica, dei mobili, delle costruzioni e le aziende della chimica.


Se consideriamo che nel 2030, la scarsità d’acqua potrà essere il fattore scatenante della migrazione di circa 700 milioni di persone, diventa lampante perché uno degli obiettivi più importanti dell’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite sia proprio quello di garantire la disponibilità d’acqua pulita e di strutture igienico sanitarie adeguate, in tutto il mondo.


Secondo le stime, l’industria del tessile e abbigliamento, comprendendo anche la coltivazione del cotone, consuma circa il 3% dell’acqua dolce globale disponibile.


La produzione tessile utilizza infatti molta acqua per le lavorazioni a cui i prodotti, sia tessuti che capi finiti, sono sottoposti.


Basti pensare ai processi tintoriali e di finissaggio per i tessuti, e ai vari trattamenti in capo realizzati per rendere i prodotti finiti commerciali, in linea con le tendenze del momento.

La quantità di prodotti chimici (pesticidi) utilizzata per la coltivazione e trasformazione del prodotto, è stata, fino ad oggi, la principale responsabile della collocazione al terzo posto dell’industria tessile e abbigliamento tra i settori industriali più inquinanti al mondo.

Oggi questo scenario è in fase di miglioramento, anche se c’è ancora molto da fare per ottenere un vero e proprio cambiamento.


Di grande utilità è stata sicuramente l’istituzione della Zero Discharge Hazardous Chemicals list (ZDHC), un programma nato in seguito alla campagna DETOX di Greenpeace per volontà di alcuni marchi di livello mondiale e che è volto all’eliminazione delle sostanze chimiche nocive alla salute dell’uomo, dell’ambiente e delle acque dove, soprattutto nei paesi a sud del Mondo, vengono spesso scaricate senza processi di depurazione.

Basti pensare ai composti perfluorurati (PFC) presenti nei prodotti idrorepellenti, i metalli pesanti (come il cromo) utilizzati nelle pratiche di tintura delle pelli, i clorurati e bromurati presenti nei prodotti ignifughi che trovano largo impiego nell’home textile.


Si aggiungono a questo contesto le 500 mila tonnellate di microfibre rilasciate ogni anno durante il lavaggio domestico di capi realizzati - totalmente o in parte - con fibre sintetiche.

La manutenzione dei capi infatti è la fase della vita dei manufatti tessili dove viene consumata più acqua in assoluto.

Siamo chiamati ad un uso più parsimonioso di questa preziosa risorsa naturale. In questo senso va incoraggiato l’acquisto di indumenti con fibre naturali.

Sempre in tema di materiali tessili, il Denim (capo democratico per eccellenza e il più diffuso) di cui mi sono occupata per lungo tempo e i cui processi produttivi sono tra i più dannosi in termini di costo per l’ambiente, è uno dei protagonisti principali sul banco degli imputati.

Le produzioni di denim infatti comportano un utilizzo ingentissimo di acqua (sono richiesti tra i 7 e i 10 mila lt per realizzarne 1 solo paio), prodotti chimici e manodopera.

Fortunatamente la tecnologia dei processi industriali (sia della tintura dell’indaco che del finissaggio finale) è stata oggetto negli ultimi anni di interessanti miglioramenti.

Nel processo del finissaggio in capo dei jeans, l’ozono è ormai protagonista della fase produttiva che si svolge in tinto-lavanderie industriali specializzate, per conferire ai capi in denim (e non solo) i look di tendenza che il mercato richiede.

Oggi la maggior parte delle decolorazioni in capo adottano una tecnologia che impiega ozono (una molecola formata da tre atomi di ossigeno per azione di fattori come scariche elettriche, scintille o fulmini) in forma gassosa in sostituzione dell’ipoclorito di sodio (cloro), finora utilizzato in enormi quantità. L’utilizzo dell’ozono genera un forte risparmio dell’acqua perché riduce il numero dei lavaggi necessari all’eliminazione dei prodotti chimici e contrae considerevolmente anche i tempi di lavorazione perché non servono asciugature intermedie o neutralizzazioni dovute all’utilizzo di ossidanti per ottenere le sbiancature localizzate (il famoso effetto “used” ottenibile,oggi, utilizzando la tecnologia laser).

 

RINGRAZIAMO PER LA REALIZZAZIONE DI SFIDE ECOSTENIBILI ROSSANA MAURI DI RACCONTIPODCAST PER IL FONDAMENTALE CONTRIBUTO OFFERTO.

 

Questa tecnologia ha grandi vantaggi ma deve avvenire in condizioni di lavoro di massima sicurezza per gli operatori: l’ozono è un potente ossidante e quindi non può essere inalato e dopo la sua applicazione tutti i capi devono essere ben neutralizzati.


Le analisi che stiamo facendo con il CNR vanno completamente nella stessa direzione, questo permetterà a Nexia Italia (specializzato nella produzione di macchine ad ozono) di poter rispondere serenamente e con competenza alle richieste di informazioni che arriveranno dai clienti che dovranno raccogliere i dati per progettare i loro prodotti e renderli trasparenti per la logica del Passaporto Digitale.


Tutto questo, significa avere il grande vantaggio di poter costruire, una comunicazione molto lontana dal negativo “greenwashing”, che sta danneggiando pesantemente l’immagine e la credibilità delle aziende.


Devalia quindi è un valido supporto alle aziende al fine di ottenere le informazioni corrette richieste dal passaporto digitale, nonchè per perseguire una logica di tracciabilità e trasparenza sempre più impellente ed offre consulenza nelle seguenti aree:

  • Ecodesign, promuovendo una scelta di materiali sostenibili ed etici nella provenienza, proponendo una progettazione dei capi che siano riciclabili/riparabili, duraturi e compostabili;

  • Produttori, grazie alla collaborazione con Porto 626, azienda che permette di poter predisporre la documentazione dei processi di gestione ambiente (certificazione ambientale), salute e sicurezza dei lavoratori e accompagnare le aziende nell’implementazione del sistema, effettua audit interni periodici in vista delle verifiche esterne di certificazione (rilasciate da ente terzo abilitato). Predispone sistemi di gestione integrati ambiente e sicurezza secondo le norme UNI EN ISO 14001/2015 e UNI EN ISO 45001/2018;

  • La collaborazione con enti scientifici di ricerca (pubblici e privati) permette una corretta analisi e informazione sul prodotto finale (ad es. rilascio di microplastiche, sostanze chimiche utilizzate, analisi tossicologiche;

  • Riciclo, soluzioni alternative di riciclo in ambiti applicativi che esulano il tessile abbigliamento.

  • Possibilità di tracciare materie prime;

  • Possibilità di accedere a bandi messi a disposizione dalla Comunità Europea;

  • Comunicazione trasparente e non fuorviante per il cliente finale.

La ricerca di produzioni sostenibili ci porta ai valori del rispetto: rispetto delle persone, della nostra salute, dell’ambiente in cui lavoriamo e viviamo.

A partire dall’acqua, così importante, così preziosa. Il nostro oro blu, è alla base di tutte le forme di vita e tutto quello che in relazione all’attività umana viene riversato nei fiumi, nei mari e nel suolo, diviene inevitabilmente un contaminante della catena alimentare di tutti gli esseri viventi del pianeta.


Preservare l’oro blu, significa garantire la nostra continuità, il nostro futuro.


Ecco il suo sito: www.devalia.eu

 

RINGRAZIAMO PER LA REALIZZAZIONE DI SFIDE ECOSTENIBILI ROSSANA MAURI DI RACCONTIPODCAST PER IL FONDAMENTALE CONTRIBUTO OFFERTO.

 


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